Pensione lavoratori agricoli: come funzionano

Pensione lavoratori agricoli: come funzionano

Per quello che concerne la pensione lavoratori agricoli, bisognerà valutare diversi criteri. Tra questi il numero di contributi e le eccedenze sulle settimane di lavoro

Pensione lavoratori agricoli
Fonte: Pixabay

La valutazione della pensione dei lavoratori agricoli è un argomento molto delicato da trattare. Poiché bisognerà differenziare non solo i giorni di lavoro, ma anche le eccedenze. Spesso, tuttavia, si possono differenziare molteplici lavoratori agricoli e anche nella loro anzianità. Ma facciamo un piccolo passo alla volta.

Pensione dei lavoratori di campi agricoli: le tipologie di agricoltori

Innanzitutto bisogna sapere che gli agricoltori vengono distinti in base al rapporto di lavoro e alle mansioni. Si definiscono braccianti agricoli o giornalieri i lavoratori assunti per brevi periodi. Mentre si parla di salariati fissi, quelli assunti con contratti di lavoro a tempo indeterminato. I compartecipanti individuali o famigliari sono lavoratori spesso che conguagliano la stipula di un contratto. Hanno l’obbligo di partecipare alla coltivazione di terreno altrui.
Infine ci sono i piccoli coloni, lavoratori che impiegano giornate di lavoro superiori alle 119, in cui si curano anche della conduzione del terreno, nel caso di un frutteto, e che non si differenzia in base alla coltivazione stagionale (come per l’aloe) e l’allevamento di bestiame. E i piccoli coltivatori diretti che devono avere a che fare con meno di 104 giornate di lavoro annue.

Pensione di operai agricoli: i contributi

La previdenza sociale calcola i contributi dei lavoratori agricoli in base alle giornate di lavoro. Un anno di contributo per i lavoratori agricoli, si raggiunge con 270 giornate annue di contribuzione effettiva, volontaria o figurativa. Questo dettaglio in realtà vale per ogni genere di pensione, escluse quelle anticipate e di anzianità. Sono escluse quelle dei contributi utili, disoccupazione e malattia.
Insomma per sapere quante giornate di contributi servono per raggiungere una specifica prestazione, bisogna moltiplicare il numero di anni necessari per la contribuzione minimo annuo. Quindi nel caso in cui si parli di assegno ordinario e invalidità alla pensione di inabilità servono 5 anni di contribuzione minima, oppure almeno 3 anni versati e accreditati che precede la data della presentazione della domanda. Si moltiplica dunque 5 anni per 270 o 3 anni per 270. Nel primo caso si parla di 1350 contributi giornalieri, nel secondo 810.

Pensione lavoratori agricoli: meno di 270 giornate all’anno

Nel caso in cui, l’operaio agricolo, non riesca a raggiungere le 270 giornate all’anno utili per stabilire contributi idonei ai fini pensionistici, la soluzione è molto semplice. Infatti l’operaio può integrarli con contributi volontari. Inoltre, se possiede contributi figurativi espressi in settimane, devono essere contate 6 giornate per ciascuna settimana.
In più, se il lavoratore possiede anche altri contributi non può comunque contare più di 52 settimane. Per contributi extra agricoli possono essere aggiunti per differenza fino ad arrivare a 52 settimane l’anno.

Come si calcolano i contributi delle pensioni agricole


Per contare la contribuzione agricola e non, bisogna calcolare 5,1923 giorni per ogni settimana di contributi; 4,333 (52/12) settimane per ogni quota mensile e 0,19259 settimane per ogni apporto quotidiano. Tuttavia, come abbiamo già anticipato, il requisito di 270 giornate l’anno non vale per le pensioni anticipate. Per questo infatti bastano circa 156 giornate l’anno. Differenziando la conta con un rapporto tra 52 (settimane) e 156 (giorni lavorativi). Le settimane di apporto di 0,19259, vengono comunque utilizzate. Ma può essere contata con l’anzianità contributiva utile alla misura della pensione. Eppure le settimane extra vengono contate in maniera differente.

Pensioni lavoratori agricoli: le settimane di lavoro in esubero

Quindi, nel caso in cui un lavoratore agricolo ha accumulato più di 270 giornate di lavoro, le giornate saranno utilizzate come tappabuchi per coprire un anno in cui risultano almeno 30 giornate di contributi effettivi agricoli, senza superare comunque i 270. L’attribuzione in esubero quindi è effettuata all’indietro dall’anno di decorrenza. Con differenziazioni in base a chi lavora sul proprio terreno agricolo da più di 30 anni.

Posposta: Il nostro articolo ha scopo puramente informativo. Per informazioni più precise e dedicate alla vostra situazione, vi consigliarvi di recarvi nella vostra sede sindacale o Inps cittadina e chiedere chiarimenti più specifici per la vostra situazione.

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